Terapia occupazionale

La terapia occupazionale è una professione sanitaria riabilitativa che si rivolge a persone di tutte le età e grado di disabilità. In particolare opera nelle sfere della vita di una persona: la cura personale, il tempo libero e la produttività.

il focus

Il focus è “il fare”, e quindi l’attività come mezzo o fine per raggiungere gli obiettivi.

Quest’ultimi si stabiliscono insieme al paziente, dopo aver svolto una valutazione dettagliata delle principali aree occupazionali della persona in relazione al suo ambiente di vita.

“Quando alla mattina apriamo gli occhi e scendiamo dal nostro letto iniziamo a fare e continuiamo a fare durante tutto il corso della nostra vita perchè “il nostro fare coincide con la nostra vita, con ciò che siamo, ciò che diventiamo”, disse una studentessa del primo anno del corso di laurea in terapia occupazionale.

𝕀𝕝 𝕥𝕖𝕣𝕒𝕡𝕚𝕤𝕥𝕒 𝕠𝕔𝕔𝕦𝕡𝕒𝕫𝕚𝕠𝕟𝕒𝕝𝕖 𝕒𝕚𝕦𝕥𝕒 𝕝𝕖 𝕡𝕖𝕣𝕤𝕠𝕟𝕖 𝕔𝕠𝕟 𝕕𝕚𝕤𝕒𝕓𝕚𝕝𝕚𝕥𝕒̀ 𝕒 𝕊𝔼ℕ𝕋𝕀ℝ𝕊𝕀 𝕍𝕀𝕍𝔼, 𝕟𝕖𝕝 “𝔽𝔸ℝ𝔼” 𝔸𝕋𝕋𝕀𝕍𝕀𝕋𝔸̀ 𝕊𝕀𝔾ℕ𝕀𝔽𝕀ℂ𝔸𝕋𝕀𝕍𝔼 𝕡𝕖𝕣 𝕤𝕖̀.
𝕌𝕟𝕒 𝕥𝕖𝕣𝕒𝕡𝕚𝕒 𝕔𝕙𝕖 𝕣𝕖𝕟𝕕𝕖 𝕒𝕦𝕥𝕠𝕟𝕠𝕞𝕚 𝕟𝕖𝕝 𝔻𝔼𝕊𝕀𝔻𝔼ℝ𝔸ℝ𝔼, 𝕊ℂ𝔼𝔾𝕃𝕀𝔼ℝ𝔼,𝕆𝕋𝕋𝔼ℕ𝔼ℝ𝔼.
 

Il tipo di intervento può essere focalizzato sulla ricerca di strategie/adattamenti per permettere ai pazienti di migliorare la partecipazione nel prendersi cura di sé (lavarsi, vestirsi e mangiare), o sulla valutazione di ausili, come la carrozzina, per migliorare l’autonomia negli spostamenti all’interno e all’esterno dell’ambito domiciliare, o ancora sullo svolgimento di attività come hobby/interessi della persona che ha perso la motivazione nell’essere soggetto attivo della propria vita.

essere nel fare

a cura di Julie Cunningham Piergrossi

In terapia occupazionale il qui ed ora dell’azione terapeutica parte sempre dall’altro, da come è il paziente in quel particolare momento, dal suo stato affettivo: egli viene portato a scegliere tra attività note e significative, che, opportunamente graduate, in base al suo livello funzionale, gli consentono di provare efficacia sull’ambiente, di sperimentare gratificazione e senso di successo.

Questo processo psichico permette un funzionamento globale della persona, lavora sul senso d’identità e sull’autostima. La scelta, inoltre, attiva un costante meccanismo di soggettivazione e di individuazione rispetto all’altro, all’interno della nascente relazione.

L’attività con le sue valenze cognitive, percettive, motorie, di identità e di stimolazione delle funzioni affettive, svolge un lavoro di orientamento alla realtà. E’ importante, però, partire dalla realtà del paziente, da come si sente e vive le sue difficoltà e gli avvenimenti intorno a lui. L’attività nasce, allora, dal rapporto con l’altro, non può e non deve essere programmata o standardizzata, perchè altrimenti si perderebbe l’interazione con la persona e ci sfuggirebbe tutta la complessità del suo stato di malattia, dato dal disturbo cognitivo.

testimonianze

IMPRESSIONI DI TERAPIA OCCUPAZIONALE DI NICOLA PENSA

“La terapia occupazionale, o T.O. Che si voglia, è stata molto importante per il mio recupero psicofisico dopo aver sofferto di un forte trauma cranico dovuto a un incidente stradale. La particolarità e la bellezza di queste sedute di terapia è il fatto che siano state incentrate sulla mia persona andando oltre il livello fisico: sono stati svolti esercizi di recupero basati sulle mie passioni e interessi, come ad esempio, il leggere libri per poi scriverne un riassunto ravvivando così la mia mente, il disegno e la creazione a mano di oggettistica di carta pesta hanno acceso la mia creatività, l’esporre foto di miei vecchi viaggi e scriverne un ricordo hanno rafforzato la mia memoria, la cucina e il piantare fiori nell’aiuola fuori la sala di terapia, invece, hanno generato nuovi hobby facendo trascorrere in maniera proficua, oltre che divertente, le ore di ricovero.
Sarò sempre grato alla Terapia Occupazionale svolta con la dr.ssa Alessandra poiché è stata in grado di farmi ricordare com’è la vita al di fuori della riabilitazione, il riaccendere passioni che, dopo il trauma, sembravano sopite e, per mezzo di queste, aiutarmi in un lungo e difficile recupero.”

“E’ stato il contributo della psicoanalisi ad aprire nuove dimensioni nella comprensione di possibili significati che “il fare” contiene ed esprime nell’hic et nunc: i movimenti emozionali che sottendono le azioni dei pazienti, i loro giochi, le loro bizzarrie, il corpo, mente e materiali costituiscono ed esprimono.  Come dire che emerge e si mette in evidenza la dimensione affettiva con la conseguenza che “il fare” del paziente non soltanto viene ad essere espressione di sè, ma si pone come elemento dinamico nella relazione paziente-terapista dove quel che transita è materiale emotivo e concreto che può trasformarsi in materiale con forma e senso, sia emotivo che reale.”
 
CAROLINA DE SENA GIBERTONI
“CIBO PER PENSARE”

TERAPIA OCCUPAZIONALE per MARINA TURRA

“Per i più l’espressione suscita curiosità e merita almeno un’indagine conoscitiva. Che cosa sarà mai, di che cosa si occuperà, che tipo di fisioterapia si farà? Poi in fondo ad un corridoio si apre una porta, collocata in una leggera rientranza rispetto alla parete e…un letto, il profumo del caffè, alcune sanseverie e degli aghi da maglia! Un piccolo “mondo” a misura di “carrozza” (come le chiamano qui in modo elegante) o di chi necessita di stare seduto a lungo o non può contare ancora su forza e resistenza degli arti.

Ma come? Si viene qui per l’ora del the? Si fa cromoterapia con i pennarelli? O si fingono di allentare gli anelli di una catena? 

La curiosità iniziale si fa sorpresa quando il piccolo mondo si vivifica con la presenza delle terapiste. Anima della terapia occupazionale. Figure spontaneamente inclusive, naturalmente empatiche. Nessuna domanda. Solo poche parole per aprire la comunicazione. 

Raccontami la tua storia, se ti va… Hai gli occhi stanchi oggi…C’è l’hai fatta, brava… Prova ad appoggiare la tua gamba sulla mia…

Queste parole, seppur semplici e ordinarie, diventano balsamo per anime ferite, che a volte vogliono essere solo ascoltate. E le indicazioni pratiche diventano vere e proprie strategie di sopravvivenza, non foss’altro per allacciarsi le stringhe o farsi la coda. Inizia così il cammino “lento” di una relazione basata sulla fiducia che si fa affidamento. Si attende l’ora della Ti-O, si fanno proposte su cui confrontarsi, si condividono anche momenti così delicati da poter essere considerati intimi.

La terapia occupazionale collega, potenzia, ottimizza tutte le altre “terapie” in un progetto olistico che merita di essere valorizzato.”